Unire il rinnovato interesse del pubblico per le scoperte a due posti con quello, inedito, per le auto d’epoca: è da questa intuizione di Gianni Mazzocchi, il fondatore della rivista Quattroruote, che nasce l’Alfa Gran Sport Quattroruote. Se la carrozzeria si rifà a quella della 6C 1750 GS degli anni ’30, le prestazioni tradiscono la sua origine moderna.
Indice dell’articolo
- L’intuizione di Gianni Mazzocchi
- Dal sogno alla strada: nasce la Gran Sport Quattroruote
- Stile anni ’30, personalità anni ’60
- La tecnica della Gran Sport Quattroruote
- Scheda tecnica Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote
- Le prestazioni
- Gran Sport Quattroruote: l’accoglienza
- L’altra 6C 1750 GS moderna: la Pettenella Leontina
L’intuzione di Gianni Mazzocchi
Italia, anni ’60. E’ il periodo del boom economico, dove un numero sempre maggiore di persone scopre le automobili. D’altrocanto, chi già aveva avuto il privilegio dell’auto, riscopre i modelli più antichi, per lungo tempo visti come “ferri vecchi”: è il germoglio dell’auto d’epoca. Una nicchia ancora da costruire e consolidare, che già mostra interesse per le vetture degli anni ’30 e le loro magnifiche carrozzerie. Sopratutto se convertibili. Gianni Mazzocchi, il fondatore-editore-direttore della rivista Quattroruote, suggerisce un’operazione mai esplorata fino ad allora: proporre la replica di una carrozzeria (scoperta, ça va sans dire) degli anni ’30 su una base meccanica moderna. Nel dettaglio, a fornire l’ispirazione per la carrozzeria fu un’Alfa Romeo, la 6C 1750 Gran Sport IV serie del 1931 vestita dalla carrozzeria Sport Milano e appartenente alla collezione-museo di Quattroruote. Ma la suggestione, da sola, non bastava.

Dal sogno alla strada: nasce la Gran Sport Quattroruote
Mazzocchi confidò la sua idea a Zagato, carrozziere che non necessita di presentazioni e che negli anni ’30 realizzò la maggior parte delle 6C 1750 GS originali. Il suggerimento, oltre che da Zagato, venne accolto anche dalla stessa Alfa Romeo, che mise a disposizione il pianale della Giulia Spider 1.6 e la meccanica della Giulia TI. Un primo prototipo della vettura apparve nel maggio del 1965 sulla copertina di Quattroruote. La didascalia a descrizione recitava:
Eccezionale in vacanza, al mare e ai monti, ideale per i giovani e chi si sente giovane

La versione definitiva della Giulia Gran Sport Quattroruote arrivò nel novembre del 1965, dando inizio alla produzione in piccola serie che avveniva, a mano, presso le strutture della carrozzeria Zagato. Il prezzo era commisurato all’impegno necessario per la sua costruzione: 2.360.000 lire al lancio nel 1966. Per offrire un paragone, nello stesso anno era possibile acquistare una Giulia Coupè 1300 GT Junior a 1.695.000 lire.
Stile anni ’30, personalità anni ’60
A prima vista, la Gran Sport Quattroruote (nota anche come 1750 GS Quattroruote) appare in tutto e per tutto simile alla sua antenata: ruote a raggi, fari separati dalla carrozzeria e parabrezza ribaltabile portano indietro a un lontano passato. Addirittura, il cofano motore si chiude con dei ganci a molla: proprio come negli anni ’30. Una somiglianza che, per la verità, non inganna gli occhi più attenti. Perchè la Carrozzeria Zagato non si è limitata ad adeguare una linea del passato a un telaio moderno, ma le ha dato la sua propria dose di carattere. Ecco quindi che, rispetto alla 6C 1750 GS della carrozzeria Sport Milano, la Gran Sport Quattroruote ha le portiere più lunghe, le carreggiate più larghe, la luce da terra ridotta. E tanti particolari specifici, come la targhetta di denominazione “Quattroruote”, dello stesso carattere di quella utilizzata sulla rivista.

Ma è accomodandosi all’interno dell’abitacolo che la componentistica tradisce la modernità del progetto: il volante e gli strumenti sono quelli tipici di un’auto degli anni ’60, così come la posizione di guida semisdraiata, sebbene più ravvicinata. Se ancora ci fossero dubbi sull’epoca dell’auto, ogni residua incertezza viene meno girando la chiave di accesione.

La tecnica della Gran Sport Quattroruote
Se lo stile è antico, la tecnica – e con essa, le sensazioni di guida e le prestazioni – sono invece quelle di un’auto degli anni ’60. Il telaio è quello della Giulia Spider, dove trova posto il motore della Giulia TI: è il quattro cilindri bialbero di 1570 cm3 da 106 cv SAE a 6.000 giri al minuto. Le sospensioni: indipendenti all’avantreno, a ponte rigido al retrotreno. Contrariamente alle altre Giulia dell’epoca, lo sterzo non è a vite e rullo bensì a cremagliera. Il risultato è una guida più precisa e una tenuta di strada migliorata dal passo allungato a 260 cm per garantire alla carrozzeria proporzioni più vicine a quelle del modello d’ispirazione. Con un peso inferiore di 250 kg rispetto alla Giulia, la Gran Sport Quattroruote vanta anche frenate più efficaci, nonostante i freni a disco anteriori abbiano lasciato il posto, per ragioni estetiche, a freni a tamburo a tre ceppi. Di queste caratteristiche si avvantaggiano anche l’accelerazione e la ripresa, entrambe piuttosto brillanti.

Scheda tecnica Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote
Motore: anteriore – 4 cilindri in linea – alesaggio x corsa 78 x 82 mm – cilindrata 1570 cm3 – potenza max 106 cv SAE a 6000 giri/min – alimentazione con un carburatore doppio corpo orizzontale.
Trasmissione: trazione posteriore – cambio meccanico a 5 rapporti – frizione monodisco a secco.
Corpo vettura: spider a due posti con baule posteriore, capote in tela e hardtop a richiesta – scocca portante in lamiera di acciaio – freni a tamburo sulle quattro ruote (anteriori a tre ceppi) a comando idraulico – sterzo a cremagliera.
Dimensioni e massa: passo 2,60 m – lunghezza 3,67 m – larghezza 1,62 m – carreggiata anteriore 1,29 m – carreggiata posteriore 1,27 m – massa in ordine di marcia 750 kg.
Le prestazioni
Nella tabella qui di seguito, trovate le prestazioni fondamentali dell’Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote.
| Prestazioni | Gran Sport Quattroruote |
| Velocità max. | 155 km/h |
| Accelerazione 0-40 km/h (s.) | 2,3 |
| Accelerazione 0-60 km/h (s.) | 4,5 |
| Accelerazione 0-80 km/h (s.) | 7,5 |
| Accelerazione 0-100 km/h (s.) | 11,1 |
| Accelerazione 0-120 km/h (s.) | 17,3 |
| Accelerazione 0-140 km/h (s.) | 28,1 |
| Ripresa 40-60 km/h (s.) | 7,9 |
| Ripresa 40-80 km/h (s.) | 13,5 |
| Ripresa 40-100 km/h (s.) | 20,1 |
| Ripresa 40-120 km/h (s.) | 30,3 |
| Ripresa 40-140 km/h (s.) | 41,5 |
Gran Sport Quattroruote: l’accoglienza
Complessivamente, furono costruite 92 Alfa Romeo Gran Sport Quattroruote. Un numero tutt’altro che basso. La Gran Sport Quattroruote – che, anzitutto, veniva realizzata a mano – era frutto di un esperimento in grado di anticipare di decenni il fenomeno della costruzione di auto da collezione. Auto fatte per essere possedute, ammirate e guidate durante eventi e sessioni dedicate. In questo contesto la 1750 GS Quattroruote si è rivelata un successo, suscitando l’interesse di un pubblico crescente. Non solo in Italia: negli Stati Uniti fu accolta al Salone Internazionale di New York del 1966 dopo una traversata transatlantica a bordo della celebre turbonave Michelangelo (gemella della motonave Raffaello che, proprio nel 1966, portò negli States i primi esemplari dell’Alfa Duetto). Oggi, ammesso di trovare un esemplare in vendita, è necessario mettere in conto una spesa non inferiore ai 100 mila euro.

L’altra 6C 1750 GS moderna: la Pettenella Leontina
La 6C 1750 GS originale vanta anche un altro tentativo di “imitazione”: è la Leontina, costruita a partire dal 1975 dal carrozziere marchigiano Pettenella tramite la sua scuola di restauro sita a San Leo, vicino Pesaro (da qui il nome Leontina). Rispetto alla Gran Sport Quattroruote, qui è tutta un’altra storia: non si vuole vestire un telaio moderno con un abito antico, ma creare un’auto che somigli, in tutto e per tutto, all’originale 6C degli anni ’30. Prendiamo ad esempio i freni: l’aspetto è quello dei tamburo d’anteguerra, in realtà sono dei moderni freni a disco perfettamente dissimulati.
Anche alla guida la Leontina sembra un’auto degli anni ’30: il telaio a longheroni, il baricentro alto, le sospensioni anteriori a balestre longitudinali e le ruote strette non regalano confidenza a chi è al volante e rendono la vettura difficile da governare. Non ultimo, il particolare “trucco” dei freni sopra descritto ne limita il raffreddamento e l’efficacia.

I numeri parlano di 14 Leontina costruite da Pettenella, con i primi esemplari dotati del motore dell’Alfa 1750, poi sostituito dal propulsore dell’Alfa 2000. Qui di seguito trovate le principali caratteristiche tecniche (tra parentesi i valori riferiti alla Pettenella Leontina con motore Alfa 2000):
Motore: anteriore – 4 cilindri in linea – alesaggio x corsa 80 x 88,5 mm (84 x 88,5)- cilindrata 1779 cm3 (1962 cm3) – potenza max 140 cv SAE a 5000 giri/min (150 cv SAE a 5500 giri/min)- alimentazione con due carburatori doppio corpo orizzontale.
Trasmissione: trazione posteriore – cambio meccanico a 5 rapporti – frizione monodisco a secco con comando idraulico.
Corpo vettura: spider a due posti con baule posteriore, capote in tela e hardtop a richiesta – telaio a longheroni – freni a disco sulle quattro ruote a comando idraulico – sterzo a circolazione di sfere.
Dimensioni e massa: passo 2,75 m – lunghezza 3,90 m – larghezza 1,62 m – carreggiata anteriore 1,38 m – carreggiata posteriore 1,38 m – massa in ordine di marcia 1.000 kg.
Prestazioni: velocità max 165 km/h.

